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Riassunto capitolo 22 dei Promessi Sposi

Riassunto capitolo 22 dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

In questa sezione del sito è possibile leggere il riassunto del capitolo 22 dei Promessi Sposi.

Il bravo riferisce all’innominato che il paese è in festa perché la sera prima era giunto il cardinale Federigo Borromeo in visita pastorale.

La gente accorreva dai borghi vicini per vederlo e le campane suonavano festanti.

L’innominato (riferimento nel riassunto del capitolo 19 dei Promessi Sposi) si chiede cos’abbia quell’uomo per rendere tutti così allegri e decide di incontrarlo per ricevere qualche consolazione.

Si veste in fretta e, senza scorta, si avvia verso il paese che distava dal castello non più di una lunga passeggiata.

La gente, meravigliata nel vederlo senza bravi al seguito, si inchina rispettosa al suo passaggio.

Giunto al paese, viene a sapere che il cardinale si trova nella casa del curato; ci va; entra nel cortile dove erano radunati molti preti e, tra la sorpresa di tutti, chiede al cappellano crocifero di essere ricevuto.

Il prete è stupito, balbetta e, a malincuore, va a fare l’ambasciata al cardinale.

La vita di Federigo Borromeo - Riassunto capitolo 22 dei Promessi Sposi

Federigo Borromeo, nato nel 1564, membro di una delle più importanti famiglie del milanese e cugino del cardinale Carlo Borromeo, che verrà santificato più tardi, aveva scelto, fin dalla puerizia, i veri beni, quelli dello spirito, e aveva allontanato da sé la vanità dei piaceri materiali e l’orgoglio mondano.

Fin da fanciullo aveva cominciato a pensare a come rendere la sua vita utile e santa.

Presi i voti, entra nel collegio Borromeo di Pavia, predica al popolo la dottrina cristiana, visita e soccorre gli infermi, con una energia instancabile e paziente.

Conduce una vita sobria e semplice, lontana dallo spreco e dallo sfarzo, dominanti nella società secentesca.

Proposto da Clemente VIII come arcivescovo di Milano, accetta per obbedienza e diventa una guida esemplare per il popolo.

Dotato di vasta cultura e protettore delle arti e delle lettere, fonda una vasta biblioteca, ricca di volumi stampati e manoscritti, affiancandola ad un collegio di eruditi esperti di teologia, storia, lettere, antichità ecclesiastiche e lingue orientali.

Prescrive al bibliotecario di mantenere rapporti con gli uomini più dotti d’Europa e dà disposizione di esporre i libri alla vista del pubblico.

Decisione encomiabile dato che, in qualche altra biblioteca  pubblica d’Italia, i libri non erano nemmeno visibili.

Oltre a questo il cardinale Federigo ritiene l’elemosina un dovere fondamentale verso i poveri e i bisognosi.

La carità inesausta, il carattere gioviale e facilmente accessibile e una cortesia affettuosa, specie verso i più derelitti, lo rendono una guida morale e religiosa per tutti.

Esistono numerosi esempi che testimoniano la sua gentilezza e la sua liberalità, in particolare uno rinvenuto nel testo del Rivola.

Saputo che un nobile usava tutti i mezzi possibili per persuadere una delle sue figlie a farsi monaca, la quale desiderava invece sposarsi, il cardinale lo fa chiamare e, venuto a sapere che il vero motivo di quel sopruso e di quella violenza, era quello di non possedere  quattromila scudi, richiesti come dote dal grado di nobiltà del gentiluomo, dotò la povera fanciulla del denaro necessario, decisione presa in modo disinteressato e libero dall’opinione generale e dominante.

La sua vita sarà sempre caratterizzata dall’impegno continuo, legato alla sua attività sacerdotale: viaggi, udienze, visite diocesane, funzioni, insegnamento  e a questa attività spirituale affiancherà quella di uomo dotto.

Il cardinale era, insomma, un uomo fuori dal comune in cui si sommavano intensità morale, impegno religioso, cultura, erudizione e carità, anche se credeva nelle streghe e negli untori, errori più della società in cui si trova che non suoi.