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Lucia Mondella

Lucia Mondella nel romanzo "I promessi sposi"

Lucia Mondella, la protagonista femminile del romanzo "I Promessi Sposi", è descritta nella realtà dell’abbigliamento tipico delle contadine lombarde: è vestita a nozze con i capelli acconciati secondo l’uso delle donne nel Milanese, divisi sopra la fronte da una sottile e bianca scriminatura e raccolti dietro al capo con numerosi cerchi di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento che sembrano formare i raggi di un’aureola, un busto di broccato a fiori, una gonnella a pieghe fitte, due calze  rosse e due ciabatte di seta ricamate. E’ caratterizzata da una bellezza non vistosa, semplice e modesta (riferimento nel secondo capitolo dei Promessi Sposi).

L’aspetto interiore di Lucia

Lucia  ha un animo puro, confortato dall’obbedienza a Dio e alle sue leggi che l’uomo non può tentare né di capire né di contrastare.

La fede della ragazza non è superficiale, ma profonda e meditata, tanto da permeare ogni istante della sua vita:  si affida per ogni cosa, si addolora e si angoscia per i fatti accaduti a lei e a Renzo, ma confida nella Provvidenza e domanda aiuto e sostegno a fra Cristoforo, modello di una fede agonistica e militante; medita nel suo cuore i momenti negativi che deve affrontare, ma pazientemente attende l’avverarsi di un destino buono.

Renzo, di fronte all’atteggiamento di don Abbondio, è invaso dalla rabbia ed arriva anche a progettare l’assassinio di don Rodrigo.

Prevale la sua impulsività giovanile; la giovane sposa invece, pur intuendo la  gravità della situazione e abbandonandosi al pianto, si impone con la sua forza interiore che la fa invocare un Dio padre vicino ai suoi figli, anche se poveri, purchè non compiano il male.

Lucia applica alle vicende terrene la dimensione dell’ultraterreno e allora tutta la prospettiva della vita umana cambia.

Per lei si deve agire sempre nell’ottica della salvezza eterna: non c’è felicità terrena se questa si allontana dalla salvezza dell’anima, dalla gioia ultraterrena.

Senza mai abbandonare la sua indole di modesta giovane di campagna, umile e semplice, sale con discrezione alle verità più alte dell’esistenza, attraverso la forza delle sue convinzioni religiose.

Allora la purezza di Lucia si fa chiarezza di giudizio e autorevolezza morale.

L’esempio di Lucia converte l’Innominato

L’umile Lucia è in grado, con la sua profonda umanità, di commuovere un professionista del delitto come il Nibbio e la ragazza è lo strumento attraverso cui  l’Innominato è devastato da una crisi di coscienza.

Lucia si pone davanti al suo carnefice con un’umiltà disarmata che invoca pietà e l’Innominato per la prima volta sente tutta  la vanità della sua potenza.

Ma il punto che lo vince è solo uno: Lucia grida pietà perché per un ‘opera di misericordia Dio perdona tante cose, anche una vita di delitti e di violenze; diventa così per l’Innominato la speranza di una Redenzione e di una espiazione (riferimento nel capitolo 21 dei Promessi Sposi).

La ragazza così non solo trova la forza di accettare la separazione da Renzo, dalla madre, dal  suo caro paese, non solo affronta con coraggio e speranza i giorni della reclusione, non solo sopporta le sofferenze fisiche causate dalla peste e le supera, ma elabora una propria filosofia di vita: il dolore non arriva per caso, ma  perché tutti possano godere poi con più lieta consapevolezza la sperata felicità raggiunta.

Questa convinzione, nell’apparente semplicità d’animo, è la forza vincente di questo personaggio, così caro a Manzoni, forse quello in cui l’autore più ritrova se stesso e la propria spiritualità religiosa.