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La monaca di Monza

La monaca di Monza nel romanzo "I promessi sposi"

La monaca di Monza è uno dei personaggi del romanzo "I promessi sposi".

La presentazione di  questo personaggio, storicamente esistito, avviene gradatamente nella struttura del racconto, attraverso descrizioni dirette e indirette da più punti di vista (padre guardiano, barrocciaio, Lucia, Agnese), fino al momento in cui prevale, su tutte le posizioni, quella onnisciente del narratore che presenta la monaca nell’aspetto fisico e nella struttura psicologica, sondando in profondità gli abissi più remoti della psiche umana.

Descrizione fisica e psicologica della monaca di Monza

Manzoni trasforma la storicità di suor Virginia nella poeticità di un animo tormentato, perennemente turbato e lacerato dalla eterna lotta  tra bene e male.

La monaca, attraverso le parole del barrocciaio, viene descritta come una suora diversa dalle altre, di origine nobile e per questo avvezza ad imporre la sua volontà su tutti.

Manzoni la descrive come una donna bella, ma sfiorita, poiché la stessa bellezza è stata  pregiudicata dalla drammaticità della sua vita.

L’autore si sofferma molto sui particolari fisici  che evidenziano il rapporto tra interiorità ed esteriorità della monaca: la donna aggrotta spesso le sopracciglia, quasi manifestando esteriormente i segni di un dolore lungamente compresso.

Anche gli occhi sono simbolo di una personalità perversa e tormentata: a volte atteggiati in una richiesta di pietà e di affetto, altre volte strumenti rivelatori di un odio represso.

L’atteggiamento e il portamento sembrano troppo azzardati anche per una donna di mondo e il suo abbigliamento esprime una sorta di negligenza  che dimostra il disprezzo della regola (riferimento nel capitolo 9 dei promessi Sposi).

L’infanzia di Gertrude

Sin da quando Gertrude si trovava nel ventre materno, il suo destino era già stato premeditato.

Per rispettare la legge del maggiorascato, che evitava la dispersione  del patrimonio famigliare tra i figli cadetti, la famiglia aveva persuaso  Gertrude fin da piccola all’idea della monacazione, violentandola psicologicamente.

Costretta per otto anni a vivere nel monastero di  Monza,  anche le monache diventano strumenti crudeli,  meschini  e sleali di un persuasione dolorosa.

Ma proprio tra queste mura Gertrude conosce, dai racconti delle compagne destinate al matrimonio, le lusinghe e  i piaceri di una vita  mondana che lei aveva sempre vagheggiato nel suo cuore.

Prende pertanto la risoluzione   di comunicare al padre la sua scelta: lei avrebbe voluto godersi il mondo.

Il principe-padre è sordo a tale richiesta, così isola la ragazza, la punisce e la priva anche dell’affetto della famiglia.

Gertrude non osa ribellarsi al suo destino già compiuto, perché ha soggezione del padre che diventa per lei padrone, aguzzino e boia.

Per difendere infatti il patrimonio della famiglia sacrifica figlie e figli e priva Gertrude dell’affetto parentale che lei tanto desiderava.

Prova a ribellarsi, ma è sempre sopraffatta dalle  circostanze, dimostrando forse un animo poco risoluto e incapace di fare delle scelte.

Una volta intrapresa la strada dell’abnegazione di sé, sembra impossibile tornare indietro ed è sempre più difficile proferire il fatidico “no” che avrebbe annientato tutti i  “sì” precedenti.

La  vita in convento

Una volta diventata monaca non ha pace perché rimpiange, nella schiavitù presente, un passato che avrebbe potuto essere e non è stato, si strugge in un lento martirio perché vede consumarsi la sua bellezza e la sua gioventù, schiacciata tra le mura di un convento.

Invidia di ogni donna, qualunque sia la sua condizione sociale, la libertà di godere dei piaceri mondani; per questo motivo intraprende una relazione con Egidio, che diventa il simbolo dei suoi desideri repressi (riferimento nel capitolo 10 dei Promessi Sposi).

Secondo Manzoni Gertrude  è stata privata della vera essenza religiosa, sia in famiglia, sia nell’educazione claustrale; ha appreso una religione astratta e superficiale, quasi uno strumento per ottenere una felicità  terrena.

La religione in questo modo diventa un mezzo gestito dall’uomo, non intimo rapporto con Cristo.

Per  Manzoni dunque uno degli aspetti più singolari e misteriosi della religione cristiana è il poter consolare chiunque, in qualsiasi circostanza, purché chi si rivolge all’aiuto di Dio, sia disposto anche ad abbandonarsi pienamente.

Solo chi si riscopre con umiltà mendicante di Cristo può godere del Suo abbraccio e della Sua misericordia e la propria vita può diventare serena anche nel dolore.

Gertrude pertanto avrebbe potuto diventare una vera monaca, nonostante la sua scelta fosse stata forzata dall’esterno e avrebbe potuto ottenere tutta la santità e tutte le gioie che La vocazione spesso riserva.

La monca di Monza invece sceglie la via del male che culmina con la sua complicità nel rapimento di Lucia e nell’assassinio di una conversa (riferimento nel capitolo 20 dei promessi Sposi).