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Don Ferrante

Don Ferrante nel romanzo "I promessi sposi"

Don Ferrante è uno dei personaggi del romanzo "I promessi sposi".

Se donna Prassede, attraverso  una sua personale ed egoistica visione di bene, pensa che tutti i cervelli abbiano bisogno di essere raddrizzati e guidati da lei, esempio di moralità e serietà indiscusse, e in realtà con il suo comportamento stravolge lo scopo più alto dell’agire cristiano, don Ferrante, suo marito, mostra un fanatismo simile nello snaturare la funzione delle cultura e degli intellettuali.

Don Ferrante: un'idea distorta di cultura

Don Ferrante è un letterato che intende lo studio come semplice e pura erudizione, escludendo ogni rapporto diretto con la realtà.

Lo studio è per lui un mondo isolato,formale, chiuso ad ogni rapporto e di conseguenza esclusivo.

Presta fede solo a ciò che scaturisce da un libro e da un autore; e come la moglie, nella sua boria, esclude gli altri dal diritto di parola, pensiero e opinione, così il marito ha una concezione altrettanto esclusiva e limitata del sapere.

Esiste solo una cultura enciclopedica e arida e in questo ambito si ritaglia il suo regno.

Si definisce “un letterato” che passa tanto tempo nel suo studio dove ha raccolto opere scelte, tra le più considerate, in varie materie, in ognuna delle quali è più o meno preparato.

Ma la conoscenza che don Ferrante rivela nelle varie discipline non scaturisce da una sincera e profonda passione per il sapere, finalizzato alla promozione della civiltà.

La sua conoscenza si limita all’erudizione, ad una curiosità maniacale nei confronti di discipline prive di un fondamento scientifico e razionale  e di un riscontro pratico ed empirico, come l’astrologia, la magia e la stregoneria, proprio nel Seicento, secolo in cui prende avvio la scienza moderna e il metodo sperimentale di Galileo Galilei (riferimento nel capitolo 27 dei Promessi Sposi).

Critica alla cultura del Seicento

Manzoni presenta al lettore questo personaggio  in chiave ironica, perché è l’esatto contrario del dotto secondo  l’autore, considerato come un uomo che congiunge in sé sapienza ed azione in favore del progresso morale e culturale dell’umanità.

Don Ferrante rappresenta il tipico erudito del Seicento che fonda la propria esistenza su una conoscenza fatua, superstiziosa e superficiale, che si esalta attraverso la dedizione totale ai testi che legge in modo instancabile, ma senza valutazione critica, senza elaborazione di giudizi e, data la sua scarsa intelligenza, finisce per esaltare gli autori più mediocri.

E, a causa sempre della sua acriticità, considera tante sciocchezze verità dogmatiche e indiscusse.

È il sovrano assoluto della sua biblioteca, con i libri riempie il vuoto della sua coscienza e personalità, ma si avvicina al loro contenuto senza pensare, senza ragionare, ma semplicemente imparando a memoria; così morirà di peste credendo che l’epidemia sia generata da un influsso malefico delle congiunture astrali e non fa nulla di quello che consigliavano i medici per arginare ed evitate il contagio: morirà nel suo letto imprecando contro le stelle inclementi (riferimento nel capitolo 37 dei Promessi Sposi).

Attraverso la descrizione di questo personaggio si evince il giudizio complessivo di Manzoni sulla cultura secentesca che è ritenuta nulla.

Per Manzoni la vera cultura deve soprattutto essere moralità capace di diffondere alti valori politici e religiosi nella società civile, se non è questo non ha ragione di esistere, in quanto finisce per diventare l’arida sovrastruttura intellettuale delle classi dominanti di origine spagnola.